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07/02/11

ANCORA UNA VOLTA AL SUD


Ancora una volta al sud, per lavorare e vedere e conoscere e capire.
Ancora una volta ho incontrato persone splendide, così insperatamente vive.
Dico insperatamente.
Perché basta guardare le facce di chi cammina per strada, di chi incrocia i miei occhi. Ci sono crepe come nei palazzi abbandonati. Carne viva come i calcinacci ai lati delle strade.
La sensazione per me, che vengo da fuori è che siano tutti prigionieri. La paura non è uno stato d'animo passeggero. È costantemente presente, e costringe alla durezza, alla cattiveria, all'aggressività. Oppure al teatro, come dice Luca. Ma il teatro con la paura ha poco a che fare.
Tutto questo si traduce in una immediata mancanza di riconoscere, sviluppare e vivere la nostra personale fragilità. La debolezza è bandita. La libertà di vivere completamente sé stessi e le relazioni con altri esseri umani altrettanto fragili è cancellata.

Rimangono persone e luoghi che ancora resistono. Che si uniscono insieme. Che tentano di rimanere esseri umani. Che non fanno sempre finta che va tutto bene. Che lavorano con i bambini, perché i bambini copiano i grandi, e se i grandi sono delle merde, è probabile che seguano l'odore.
Un grazie infinito a quelle persone, che animano quei luoghi.


18/11/10

LA MANIFESTAZIONE E LA BAMBINA

La manifestazione degli studenti universitari entra nella galleria che porta dall'Annunziata a Portello - si tratta di Genova. Niente macchine, niente autobus. C'è la manifestazione. Chi aspetta l'autobus s'incazza. A chi s'incazza vorrei dire 'l'Italia investe pochissimo in ricerca universitaria!' ma la persona incazzata è già verso De Ferrari. Pazienza.
La galleria amplifica tantissimo la 'Bella ciao' che viene suonata e cantata da tutti. Non so perché mi vengono i brividi. Sarà la galleria. Sarà 'Bella ciao'. Mi ricordo qualcosa che tendo a dimenticare.
Ci sono molti attorno a me. Cinquantenni, sessantenni, che hanno occhi diversi. Alcuni hanno gli occhi di chi non sopporta gli slogan contro il governo. E va bene. Ma altri hanno gli occhi persi, di chi non capisce, non sa come rapportarsi a ciò che accade. Una signora mi chiede - mentre il corteo ancora non sta passando - se può attraversare la strada. Le dico 'sì, certo.'
Gli occhi di chi è così lontano dall'idea di passeggiare per la città e urlare cosa si pensa, che addirittura si chiede se può atrraversare la strada.

La meraviglia arriva con una mamma e la sua bimba. La bimba sui 4 anni vede le bandiere e la gente in corteo, sente la musica dalla galleria e dice: 'wow!!! cos'è, mamma, è una festa?!' La madre non sa esattamente se dirle sì oppure no, perché per un pezzo ha ragione la bimba, sembra una festa, per l'altro pezzo no, non ha ragione, perché le persone sono incazzate, e questa è tutt'altro che una festa.
Alla non risposta della mamma, la bimba chiede: 'andiamo anche noi!!!'.

25/08/10

VENETO INFAME


A metà settembre a Padova ci sarà “Sguardi – Festival del teatro contemporaneo veneto 2010”. “Sguardi” nasce dalle povere ceneri del precedente “Teatri delle mura”, festival affossato da una giunta comunale di centrosinistra che sulla cultura segue le direttive della confcommercio.
I nomi in cartellone sono quelli delle solite compagnie teatrali venete che da anni sopravvivono con fatica in un territorio devastato, che del teatro non sa che farsene. L'unica possibilità di crescere economicamente e artisticamente sarebbe quella di uscire dal veneto e proporre i propri lavori nel resto d'Italia. Anche se è molto difficile, e in molte parti d'Italia la situazione sociale non è meno grave di quella nordestina, uscire è l'unica salvezza. Ma sembra un'idea ancora impopolare.
Perciò ecco un festival che durante giorni feriali organizza spettacoli dalle 10 di mattina (suppongo per andare incontro agli appassionati di teatro che lavorano di notte) di compagnie che già da anni fanno spettacoli a Padova e dintorni. La possibilità di vedere Tam, Pantakin e compagnia, per chi abita in veneto, è continua. Che bisogno c'era dunque di questo “Sguardi”? Nessuno.
L'unico scopo della rassegna è di battere cassa. Prendere i pochi soldi che restano.
Non è un'accusa. Fate bene, cari colleghi. Ciò che critico è l'ennesima occasione mancata per un territorio che semplicemente non vuole cultura, socialità, comunità. Vuole solo soldi.