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05/03/12

ALFONSINA STORNI

DUE PAROLE

All’orecchio questa notte mi hai detto due parole
comuni. Due parole stanche
di essere dette. Parole
che da vecchie si son fatte nuove.

Due parole così dolci, che la luna che passava
filtrando tra i rami
nella mia bocca si è fermata. Due parole così dolci
che una formica mi cammina sul collo e resto immobile
non provo nemmeno a scacciarla.

Due parole così dolci
che senza volerlo esclamo: oh, che bella, la vita!
Così dolci e così mansuete
che oli profumati scorrono sul corpo.

Così dolci e così belle
che nervose, le mie dita,
si muovono verso il cielo imitando una forbice.

Vorrebbero le mie dita
tagliare stelle.

(da Il dolce danno, 1918)


21/11/11

I NOMI

Dare i nomi, dare i nomi alle persone è un privilegio. Ancora prima di avere un figlio le persone pensano al nome, perché il nome è importante. In un film Nanni Moretti assieme alla moglie incinta fa una specie di campionato mondiale dei nomi, con eliminatorie, ottavi e quarti di finale, semifinale e finalissima. In un altro film Massimo Troisi sostiene che dare un nome lungo al proprio figlio lo condannerà ad essere scostumato. Da qui l'equazione: “nome breve” uguale “figlio educato”.
Poi ci sono anche i nomi delle cose, come i nomi delle strade. Tutte le piazze Mazzini, i corso Garibaldi, le vie Dante... ma quelle sono facili perché tutti sanno chi sono Mazzini, Dante e Garibaldi. Ma via Ippolito D'Aste? Chi cazzo è Ippolito D'Aste? E via Raffaele Paolucci? Chi è Raffaele Paolucci? E Domenico Chiodo? E Girolamo Bordone? E Giorgio Modugno? Sarà un parente di Domenico?
Chi sono queste persone? Se si crede alle targhe di marmo attaccate ai palazzi son quasi tutti filantropi. Il filantropo va per la maggiore, poi a seguire ci sono generali, chimici, matematici, industriali, poeti e musicisti. Ma il filantropo non lo batte nessuno.
Venerdì 4 novembre una delle prime strade che si allagano è Corso Gastaldi. Già alle dieci di mattina i tombini non ricevono più e l'acqua si prende la strada. Le macchine circolano senza problemi, si lavora, è l'ultimo giorno di lavoro della settimana, l'inizio del week-end.
Ma chi è Gastaldi? Chi è Aldo Gastaldi?
Tra tutte le categorie di cui ho parlato prima, tra i filantropi e i matematici, ce n'è una che non ho menzionato: i partigiani. Aldo Gastaldi è stato un partigiano, prima di essere un corso di Genova allagato il 4 novembre.
Aldo nasce a Granarolo il 17 settembre del '21. Da ragazzo gioca a rugby e fa canottaggio. È un pezzo di ragazzo. Si diploma, si iscrive alla facoltà di Economia a Genova e nel frattempo lavora all'Ansaldo a Sestri. Aldo ha 19 anni e si sta costruendo la sua vita. Poi però l'Italia entra in guerra. E Aldo viene chiamato alle armi. Dal '41 al '43 il passo è breve. L'8 settembre del '43 il maresciallo Badoglio proclama l'armistizio. Aldo è l'unico del suo reggimento che non consegna le armi: diventa “il primo partigiano d'Italia”. Sceglie di andare sui monti. Sceglie di combattere i tedeschi. Sceglie di liberare Genova dai nazisti e dai fascisti. Ha 22 anni. E un privilegio, il privilegio che hanno avuto i suoi genitori, il privilegio di darsi un nome. Aldo sceglie il suo nome di battaglia, il nome con cui tutti lo dovranno chiamare. Aldo sceglie di chiamarsi Bisagno.
Il Bisagno è piccolo. Ha una vita di 30 chilometri appena prima di buttarsi nel mare. All'epoca dei romani aveva un letto più comodo, quattro volte più largo e profondo di quello che ha ora. Forse stava meglio, si sentiva bene, portava acqua, lui. I genovesi lo usavano per portare il legname dalla montagna alla città. La montagna dà il legno per le navi, il Bisagno l'acqua per trasportarlo. È semplice. È utile. È una presenza forte. Forse è per questo che Aldo dall'8 settembre in poi si fa chiamare Bisagno.
Mentre combatte in montagna, il nostro Bisagno scrive, scrive lettere, scrive “noi non lottiamo per avere un domani un cadreghino, vogliamo bene alle nostre case, vogliamo bene al nostro suolo”.
Alle 10 e 45 del 4 novembre si allagano oltre a Corso Gastaldi anche Corso Italia e Corso Europa. Alle 11 il Comune di Genova ha disposto la chiusura di tutti i sottopassaggi pedonali ma il problema non sono i pedoni, sono le auto. Alle 11 e 15 sprofonda l'asfalto in corso Gastaldi, due voragini alla Casa dello Studente. Alle 11 e 31 ancora in corso Gastaldi cede l'asfalto, scende un fiume d'acqua nera. Mentre continua a piovere per le strade si vedono vigili togliere le foglie sui tombini con le mani, mentre la notizia è che il Bisagno si sta gonfiando, il livello dell'acqua si alza a vista d'occhio e il Fereggiano sembra pronto a straripare.
Il 6 aprile del '45, a 19 giorni dalla liberazione Bisagno scrive “ci siamo accorti che il fascismo rivive sotto altri nomi, ci siamo impegnati di condurre a fondo la nostra lotta contro tutto ciò che è falso, disonesto, ingiusto. E bisogna capire che per combattere tutto ciò che è falso, disonesto, ingiusto è necessario essere leali, onesti e giusti”.
Alle 12 e 16 saltano le fogne a San Fruttuoso, si allagano le palestre e i piani terra delle scuole, per questo gli studenti vengono fatti salire ai piani alti. Gli studenti sono a scuola. Il Bisagno è in piena e non ce la fa ad accogliere anche la piena del Fereggiano che alle ore 12 e 22 esce dagli argini.
Alle ore 13.27 arriva la notizia: La Regione stanzia 16,5 milioni, 8 milioni circa con il passaggio dell'accisa sulla benzina a 5 centesimi, 1,5 milioni sul bilancio 2010, altri 6 sul bilancio 2011, si aggiungeranno ai 40 promessi dal governo, intanto per due mesi sospesi i ticket sanitari nei comuni alluvionati e disponibili 20 milioni di euro per la cassa integrazione in deroga.
8 minuti dopo il Bisagno straripa all'altezza di Piazzale Adriatico, si allagano gli asili con i bambini dentro, vengono chiuse tutte le strade che portano in valbisagno, alle 13 e 44 il Bisagno esce fuori anche a Borgo Incrociati, lì dove inizia il tratto coperto, dove il torrente è stato sepolto per far spazio alle case, Brignole è sott'acqua, alle 13 e 56 in corso Sardegna sono state chiuse le scuole delle suore di Sant'Agata e i bambini sono portati al sesto piano dell'edificio, alle 14 in punto le autorità consigliano di non uscire di casa se non per motivi davvero urgenti, alle 14 e 20 in via Fereggiano, una donna muore schiacciata tra due auto sollevate dall'acqua.
Bisagno scrive, scrive molto, e come lui molti altri: Antonio di 23 anni scrive "Carissimi genitori, non so se mi sarà possibile potervi rivedere, per la qual cosa vi scrivo questa lettera. Sono stato condannato a morte per non essermi associato a coloro che vogliono distruggere completamente l'Italia." Giordano di 18 anni scrive "Cari compagni, ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d'Italia. Voi sapete il compito che vi tocca. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care."
Alle 14 e 30 una voce parla di quattro dispersi: una mamma con due bambini e il figlio di un vigile. Un auto della Prefettura batte a tappeto la Valbisagno con un megafono per avvertire del pericolo e invitare tutti a non uscire dalle case, l'onda di piena del Bisagno è prevista per le 16.30. Nel frattempo tra le notizie della chiusura di Bignole e del teatro Duse, si chiude il bilancio delle vittime: Sphresa Djala, 29 anni, Janissa di 1 anno e Gioia di 8, Angela Chiaromonte, 40 anni, Evelina Pietranera, 50 anni, Serena Costa, 19 anni.
Non ho bisogno di essere un padre che ha perso moglie e figlie per pensare che così non può essere. Non si possono perdere i figli per questo.


20/12/10

ANCORA! ANCORA! ANCORA!

Dopo più o meno 100 repliche in tutta Italia di "Salud" e "Appunti per la rivoluzione", e dopo 5 anni di sonno, ho deciso di dare un bacio di buon risveglio a "Einstein aveva ragione", il mio monologo sul tema 'nucleare'. Ovviamente dopo 5 anni il risveglio sarà un po' lento, ma speriamo bene. C'è già il sito dello spettacolo che sarà di nuovo disponibile dal 2011.



12/11/10

LA SQUADRA DI BOWLING

Molto felice di annunciare:

giovedì 18 e venerdì 19 novembre - ore 21.30
AUTAUT 357 - via delle fontane 7 - GENOVA

LA SQUADRA DI BOWLING

di Beppe Casales

con Beppe Casales, Davide Iacopini e Marco Taddei

regia di Beppe Casales


Una squadra di bowling che non esiste. Davide, Beppe e Marco sono tre amici che non sono amici. Parlano di lavoro, sesso, Giulia e bowling. Un cinico senza speranza, un innamorato cronico e un no global teledipendente che non riescono a uscire dal salotto. È ridicolo, ma è così.
È trent'anni che in Italia cinema e teatro parlano della generazione dei trentenni. Ma qui non ci sono mammoni, non ci sono le lasagne della domenica, non ci sono analisti e manuali d'amore.

02/08/10

URBI ET ORBI

Annuncio con gaudio massimo la preparazione di due nuovi spettacoli: DELIRIO e SACCOEVANZETTI. Il primo molto presto, il secondo lo scopriremo solo vivendo. DELIRIO non mi vedrà solo, ma con due attori bravissimi e bellissimi e diplomatissimi, di cui non mi sento ancora di rivelare il nome. SACCOEVANZETTI non so ancora di cosa parlerà, ma ci sto ragionando. A presto per le nuove.

buon caldo



12/05/10

SONO UN ATTORE PROFESSIONISTA


Sono un attore professionista ma a volte faccio letture molto ben pagate, sì, cagate, ma guarda che l'affitto di tre mesi ce lo tiro fuori.
Sono un attore professionista, dopo la fiction e qualche altra cagata vedi che lo spettacolo (lettura) me lo tiro fuori.
Sono un attore professionista, basta che ti fai un po' il nome e poi le amministrazioni aprono le corde dei finanziamenti.
Sono un attore professionista, gli agganci con gli stabili ce li hai per forza, e allora parte subito un progetto, che non importa cosa, ma se è uno Shakespeare, un Pirandello, un Goldoni, un autore contemporaneo magari svedese o finlandese o scozzese, allora vedi che qualcosa ti danno: fai dieci repliche, ma cazzo, pagate bene, come fosse lavoro.
Sono un attore professionista, faccio i casting ma non è tanto quello, perché i casting li conosco. Sta lì la differenza.
Sono un attore professionista, so distinguere il progetto politico da quello commerciale, e so benissimo che i progetti politici non portano da nessuna parte ammenoché tu non sia uno che si fa e si scrive tutto e c'ha pure gli agganci, ma allora di cosa diavolo stiamo parlando?
Sono un attore professionista, so che sacrifico la qualità e la dignità del mio mestiere alla possibilità di comprarmi un mac e un televisore hd. È una scelta. Io faccio questa scelta qui.
Sono un attore professionista. Il mio mestiere è nobile e delicato. Io sono un attore. Un uomo che consuma il proprio tempo per capire e rovesciare ciò che le persone pensano scontato, giusto, non reversibile.

Parlo con chi gestisce i cessi di Trenitalia. Trenitalia i cessi li subappalta a cooperative. Trenitalia non paga le cooperative abbastanza. Le cooperative chiedono i soldi alle persone che devono pisciare. Tu devi pisciare? Paga 70 centesimi.

Sono un attore professionista. Pago 70 centesimi. Che cazzo me ne frega?
Vaffanculo

17/03/10

ENERGIA NUCLEARE?



da "Einstein aveva ragione" di Beppe Casales


Me l’ha detto il dottore. E io gli credo.
La gente ha imparato il mio nome, e io ho imparato i loro. Soprattutto quelli dei bambini. Io glielo dicevo, Jack. È il vento che porta la polvere. È come una piuma bianca che scende in assenza di vento. Non tocca mai terra e si avvicina sempre più a te. Non fa paura. Le persone hanno paura del buio, del vuoto, degli insetti, delle suocere, dei comunisti, dei ladri, degli agenti delle tasse. Piccole piume bianche non fanno paura. Allora cerchi di toccarla. All’inizio non ci riesci, perché scappa. Poi t’abitui al movimento e l’acchiappi, ma sembra niente: è sottile, bianca e inconsistente, non fa paura. Lasci la presa, e per un po’ resta lì ancora appesa. Poi si lascia andare, scende e se ne va. Ne scendevano a migliaia, bianche piume, sottili e inconsistenti come neve, dove neve non è mai scesa. La sabbia del deserto ricoperta di piume da giocare, acchiappare e poi lasciare. Non fanno paura, sembra neve. Fiocchi che lasciano una polvere fine, ancora più sottile della neve, tanto che un bambino non s’accorge. Gioca, e respira polvere. Corre, e respira polvere. Rincorre, e respira polvere. Acchiappa, e respira polvere. Lascia, e respira polvere. Ride e respira, polvere di plutonio che passa e se ne va. È come una piuma bianca in assenza di vento, non fa paura. Viene da lontano che non riesci neanche a vedere, passa e se ne va per far giocare altri bambini. Dopo il gioco i bambini vomitano tutta la notte. Il giorno dopo le mamme si accorgono di piccole piaghe sulla pelle dei loro figli, e il giorno dopo ancora i bambini perdono i capelli, come vecchi, d’improvviso. Allora li portavano da me, ma io non potevo dire altro che è colpa del vento. I genitori mi chiedevano se era colpa loro e io continuavo a dirgli no, non è colpa vostra, non siete voi, è il vento. Non sapevo come dirglielo. Voi respirate polvere, mangiate polvere, bevete polvere. Le vostre pecore, le vostre vacche mangiano l'erba dei prati. Le particelle radioattive portate dal vento vengono assorbite facilmente dall'erba. Le bestie mangiano erba e particelle radioattive insieme. E le particelle passano nel latte e nella carne che poi mangiate voi… Se fate l'amore la polvere che avete nel corpo passa anche al bambino, gli entra nel sangue, nelle ossa, nelle cellule. I bambini crescono in fretta, e con loro le cellule, il sangue, le ossa malate. Se non muoiono presto, a loro accadrà la stessa cosa che è accaduta a voi. La polvere ce l'hanno dentro. Troveranno una moglie, o un marito, oppure ubriachi a una festa faranno l'amore, e il bambino che verrà troverà la stessa polvere che avete respirato, mangiato e bevuto voi.
Il primo bimbo che ho visto è stato Robert, Robert Yeats, come il poeta. Robert è nato senza un rene, le vie rettali e urinarie completamente ostruite. Il suo primo giorno di vita gli è stata fatta una colostomìa. Sai cos’è Jack? Al piccolo Robert, per il suo primo giorno di vita, gli hanno regalato un ano artificiale, provvisorio. Al terzo mese di vita ha subito un’operazione al cuore. Al sesto mese l’hanno operato per rendere definitivo il suo ano artificiale. A cinque anni ha subito un’operazione a cuore aperto. Io l’ho visitato due mesi prima che morisse. E lui non aveva giocato con le piume, Jack. C'aveva giocato la mamma.

08/03/10

SACCO E VANZETTI




THE BALLAD OF SACCO AND VANZETTI, PART TWO (Lyrics by Joan Baez, Music by Ennio Morricone)
Father, yes, I am a prisoner
Fear not to relay my crime
The crime is loving the forsaken
Only silence is shame

And now I'll tell you what's against us
An art that's lived for centuries
Go through the years and you will find
What's blackened all of history
Against us is the law
With its immensity of strength and power
Against us is the law!
Police know how to make a man
A guilty or an innocent
Against us is the power of police!
The shameless lies that men have told
Will ever more be paid in gold
Against us is the power of the gold!
Against us is racial hatred
And the simple fact that we are poor

My father dear, I am a prisoner
Don't be ashamed to tell my crime
The crime of love and brotherhood
And only silence is shame

With me I have my love, my innocence,
The workers, and the poor
For all of this I'm safe and strong
And hope is mine
Rebellion, revolution don't need dollars
They need this instead
Imagination, suffering, light and love
And care for every human being
You never steal, you never kill
You are a part of hope and life
The revolution goes from man to man
And heart to heart
And I sense when I look at the stars
That we are children of life
Death is small



Caro papà, sono in galera
Non aver paura e divulga il mio crimine
Il crimine di amare le persone abbandonate
Solo chi resta zitto deve vergognarsi.
Ed ora ti dirò cosa abbiamo contro di noi
Un'arte che è stata viva per secoli
Vai indietro negli anni e vedrai
come ha sporcato di nero la storia.
Contro di noi c'è la legge con una immensa forza e un potere sconfinato
Contro di noi è la legge!
La polizia sa come farti diventare colpevole o innocente
Contro di noi c' è il potere della polizia!
Menzogne dette senza vergogna
sono state comprate coi soldi.
Contro di noi c'è il potere del denaro
Contro di noi c'è l'odio razziale ed il semplice fatto
Che siamo poveri.

Caro papà, sono in galera
Non aver paura e divulga il mio crimine
Il crimine dell'amore e della fratellanza
Solo chi resta zitto deve vergognarsi.
Dalla mia parte ho l' amore, l'innocenza, i lavoratori e i poveri
Perciò sono tranquillo, forte e pieno di speranza.
La ribellione e la rivoluzione non hanno bisogno di dollari,
Ma di immaginazione, sofferenza, luce ed amore e rispetto
Per ogni essere umano.
Non rubare mai, non uccidere mai, sei parte della forza e della vita
La Rivoluzione avanza da uomo all'altro e da un cuore all'altro
E quando guardo le stelle sento che siamo figli della vita
... La morte è poca cosa.

05/03/10

MANCANZA D'IGNORANZA

C'ho il diploma scientifico. Liceo scientifico. In storia e filosofia ero un grande. Alla maturità ho portato filosofia all'orale, c'era un professore di famiglia partigiana, siamo stati su Marx mezz'ora che alla fine ci hanno dovuto interrompere e allora mi ha baciato dicendo 'figlio mio!'. Solo che in matematica allo scritto e in fisica all'orale ho preso 4. Voto finale 37. Però c'ho il diploma. scientifico.
Mio padre è uscito col 42. Istituto professionale... dice che se non c'era il professor Lenin alla maturità mi bocciavano, e col cazzo che mi faceva rifare la quinta, andavo a lavorare...
Ma mica per niente, perché così vinceva lui, che aveva finito il professionale, mentre io scemo bocciato non arrivavo manco al diploma. Invece toh! diploma! Scientifico!
Mia nonna non era mica d'accordo che facevo le scuole. Ha litigato con mio padre. diceva che aveva sbagliato a mandarlo a scuola, che a scuola era diventato più cretino. che se invece di star seduto dietro al banco si imparava un mestiere era meglio, che quelli lì dietro la cattedra san mica niente della vita. E mio padre a dire “ma mamma, se questo qua non si diploma cosa vuoi che faccia?”
“Scusa papà – dico io – in che senso?”
“Che te al posto della testa c'hai i sassi, ecco in che senso! Che lavoro vuoi fare te, eh?”
“Non so, papà... il cantante!”
“Ma va', deficiente, cosa vuoi cantare coi sassi nella testa?”
“Papà non c'ho i sassi in testa!”
“Sì che ce li hai!” dice mio papà.
“Ma papà?!”
“Sì che ce li hai!” dice mia nonna.
“Ma nonna!”
“Sta zitto! Se lo mandi a scuola cosa vuoi che impara? Mandalo in giro a lavorare e vedi che impara qualcosa! Cosa vuoi che faccia là seduto? A te cosa ti è servito? Cosa c'hai? Più soldi? Più amici? Cos'hai? Impari a star seduto, a dir di sì, obbedire alla maestra, a creder che tutto quello che ti dicono è vero! Secondo te, quello che ti dicono, è tutto vero?
Io e mio padre, non so come, rispondiamo i coro: “ma, se lo dice la maestra...”
“Deficienti! Cosa t'ho detto? Deficienti! Sassi nella testa, sassi nella testa, tutti e due!”


29/12/09

SESSO E BOTTIGLIETTE

Di solito le donne dopo il sesso detestano che il loro uomo s'addormenti subito.
Tutte le donne che sono state con me no. Anzi, lo speravano proprio che io mi addormentassi.
Il motivo: dopo che faccio sesso sono o stanchissimo da addormentarmi, o estremamente lucido e creativo. Più spesso la seconda delle due. Perciò inizio a parlare, e parlo come quando uno ti parla e vuole che lo ascolti e capisci, così parlo.

- È incredibile il sonno in cui siamo caduti. Non pensiamo che ai soldi, siamo ossessionati dai soldi, cerchiamo continuamente nuovi modi per fare soldi. Pensa alle acque minerali: perché noi permettiamo che delle persone si arricchiscano così smisuratamente commerciando una cosa che è di tutti quanti? Di tutti gli uomini, e non solo, pure degli animali e delle piante, e di tutto ciò che vive e vive anche senza i nostri soldi. Ci comportiamo come se fossimo continuamente in una specie di far west dove chi primo arriva ha il diritto di dire questo è mio, mio, mio e di nessun altro. Ogni idea, servizio, oggetto, luogo, viene tutto visto come un mezzo lecito e più che lecito per fare dei soldi, come se questo, 'fare dei soldi', sia lo scopo principale della vita umana.
- E quale dovrebbe essere lo scopo principale della vita umana?
- Non lo so. Sicuramente non 'fare dei soldi'.
- Mm... Io ho sete, mi passi la bottiglietta d'acqua?

14/12/09

PRENDERSI CURA

- Prendersi cura.
- Che vuol dire?
- Hai presente gli animali?
- Cioè?
- Cosa fanno per prendersi cura degli altri?
- Non so... credo... non so... si leccano? Si toccano. Le scimmie si tolgono le pulci, no? Se le tolgono. Ah, poi si annusano... ma perché, checc'entra?
- Voglio dire che dobbiamo prenderci cura di noi tutti.
- Vuoi dire che dobbiamo leccarci, annusarci... toccarci?
- Sì. Per non essere l'unica specie vivente che non vive.
- Nel senso che bisogna in qualche modo riconoscersi?
- Sì. Bisogna guardarsi negli occhi, darsi un tempo per fare questa azione, e poi... basta. Dobbiamo prenderci cura. Che poi sembra una cosa così... no?
- Sì, sembra una cosa brutta, voglio dire, sembra la solita cosa delle responsabilità, degli obblighi e dei doveri...
- Sì, perché c'abbiamo messo in mezzo 'sta cosa della responsabilità, come una cosa negativa, con gli obblighi e tutto il resto... Io penso che dobbiamo riferirci sempre agli animali.
- Della serie 'io ti tolgo le pulci e basta', firmato scimmia?
- No... sai quando fai il biglietto del treno per andare da qualche parte... beh è strano, ma se tu vuoi andare da Roma a Genova, loro te lo scrivono, ti scrivono che tu ti devi fermare a Genova... come se ti dovessero ricordare dove ti devi fermare, quale che sia la tua destinazione.
- C'entra qualcosa con gli animali?
- No... non so. Non è importante. Quello che è importante è che io non faccio finta di volerti bene. Se ti voglio bene farò qualche cosa. Se no, no. Ecco.

30/11/09

**********, O LA FAMOSA CATENA DI FAST FOOD

L'unica cosa che fece fu metterli in contatto. Di diffondere il messaggio. Tutto il resto venne da sé. Le parole erano più o meno così.

A TUTTI I DIPENDENTI DI **********!
È ARRIVATO IL MOMENTO!
IL 31 DICEMBRE NON TORNATE A CASA!
OCCUPATE IL NEGOZIO! PRENDETEVI CIÒ CHE È VOSTRO!
GIRATE IL MONDO! GIRATE LA 'M' DI **********!
FATELA DIVENTARE LA W DELLA VOSTRA VITTORIA!

E come ho detto, tutto venne da sé. Il testo era in inglese, ma lo capirono in tutto il mondo. I dipendenti di ********** devono sapere le lingue. I dipendenti di ********** sono tutti migranti, le lingue le sanno per una questione di sopravvivenza. Il messaggio si diffuse presto su internet, perché i dipendenti di ********** lo sanno usare, gli serve per parlare con i loro cari che vivono lontani. Era tutto silenzioso e determinato. Il giorno, l'ora, il secondo.

I primi sono i giapponesi e gli australiani. Alle undici e mezzo i locali sono vuoti, niente clienti. Stanno tutti preparandosi a festeggiare il nuovo anno, con l'incertezza che porta, e con la sicurezza che tanto non cambierà poi molto rispetto all'anno appena passato e a quelli precedenti. I dipendenti di ********** approfittano della confusione e iniziano a girare le grandi M, ognuno come può, come riesce. Le targhette del miglior dipendente vengono bruciate. I pagliacci hanno sorti diverse. Alcuni spariscono semplicemente, altri vengono fatti a pezzi, altri simbolicamente impiccati alle grandi W. Durante la notte se ne accorgono in pochi, e quelli che se ne accorgono pensano sia una trovata pubblicitaria. Gli ormai ex dipendenti di ********** fanno due cose durante la lunga notte: comunicano a tutti gli altri la riuscita occupazione, e discutono sui nuovi menu. L'onda lunga continua il suo viaggio, e tocca estremo oriente, India, Russia e poi l'Europa. Quando arriva la mezzanotte sull'ora di Londra iniziano a circolare le prime voci. L'onda prosegue veloce sull'oceano e raggiunge le Americhe. Stavolta le televisioni iniziano a diffondere la notizia: tutti i negozi ********** in giro per il mondo sono stati occupati dai dipendenti, o ex dipendenti. I giornalisti non sanno come chiamarli. Le polizie di tutto il mondo invece lo sanno, e arrivano davanti ai negozi. Ma ormai è la notizia del secolo, e oltre ai poliziotti arrivano davanti alle grandi W in bella vista anche migliaia di persone. Vogliono vedere in faccia gli ex dipendenti. Vogliono vedere cosa farà la polizia. Vogliono vedere con i loro occhi.
La polizia in tutte le lingue del mondo invita gli occupanti a uscire. Gli ex dipendenti che ora son padroni, rispondo in tutte le lingue del mondo elencando i nuovi menu. Tutte le persone davanti alle grandi W ridono e gridano in tutte le lingue del mondo. I nuovi menu sono cucina viva, intelligente.
Ed eccoci qui.
La polizia non interviene. Non può. La politica attende incalzata dagli ex padroni di **********. Tutti pensano che sia una cosa temporanea. Ma il tempo gioca a favore delle W. Perché i menu gridati alla polizia diventano reali. E le persone che stavano giorno e notte a vegliare sull'occupazione, ora iniziano anche a mangiare, nei nuovi ristoranti. I ********** protestano. I poliziotti scalpitano. I governi continuano ad attendere, non senza preoccupazione.
Perché le persone iniziano a pensare. A parlare. A progettare. Cosa verrà dopo **********?
A volte basta che qualcuno inizi. Il resto viene da sé.

27/11/09

BON JOVI

- Allora, proprio mentre lei entra nella chiesa, io sto pensando a questo. Proprio mentre tutti pensano le solite frasi tipo 'dio mio che fortunati', 'che bella coppia, davvero', chi dice solo 'davvero', o chi dice 'lui non se la merita', oppure 'mi hanno detto che lei è una troia...', insomma, in mezzo a tutti questi pensieri e lei, con l'abito tuttosommato bianco che cammina verso di me, io a cosa penso?
- A cosa pensi?

Gioco col bicchiere di birra mentre le casse del locale mandano un greatest hits di Bon Jovi.

- Penso a questo, non a lei che sta camminando verso me e l'altare, non ai parenti tutti radunati insieme, non ai fiori che si dovevano abbinare al colore degli affreschi della chiesa, non a quello, non sto pensando a quello, capisci?
- A cosa stai pensando?

Finisco quasi il bicchiere.

- Penso a questo. Pioveva che dio la mandava. Pioveva tanto, che non dici 'piove', ma dici 'cazzo, piove!' I vicini della via accanto alla mia lavoravano, tornavano a casa e trovavano la loro via allagata. E pensavano 'domani l'acqua rifluisce'. D'accordo, forse non hanno pensato proprio che l'acqua 'rifluisce', ma avranno sicuramente pensato che l'acqua se ne sarebbe andata, per i tombini e giù per le fogne, giù per qualcosa che forse è il fiume, ma insomma da qualche parte questa acqua se ne andrà.
- Pensi a questo?
- Sì.
- Voglio dire, cosa c'entra col tuo matrimonio?
- Aspetta. Non ho mica finito.

Cerco con gli occhi la cameriera che passa e non mi guarda, mentre Bon Jovi continua a cantare d'amore.

- L'acqua della pioggia continuava a cadere e non se ne andava, non ci pensava nemmeno. L'acqua non rifluiva, ma saliva. E saliva tanto da entrare nei garage, nei piani terra delle case, e finiva sui macchinari per tagliare l'erba del prato, sui vecchi estratti conto della banca che chissà che cazzo ci facevano lì, l'acqua finiva su vecchi giochi elettronici per bambini, su romanzi rosa accatastati insieme alle lettere della seconda guerra mondiale, sui primi ripiani delle cucine con le padelle, le garanzie degli elettrodomestici giapponesi, l'acqua finisce dappertutto, e più sono nascosti i posti dove finisce l'acqua più sembra irreparabile il danno.
E prima che tu dica 'e allora?'... aspetta. Scusa! Puoi portare altre due birre medie? Rosse.
Dicevo, prima che tu chieda altre spiegazioni ti dico che succede.
Dopo l'allagamento, la sera dopo, dopo innumerevoli discussioni pomeridiane, tutti gli abitanti della via in questione si danno appuntamento nella stessa via alle nove di sera, dopocena.
- Scusa, tu stavi pensando queste cose al tuo matrimonio?
- Che cazzo, certo che no, ti sto solo facendo il quadro, la situazione. Devi solo seguirmi.

Arrivano le birre.
La cameriera insiste uno sguardo su di me.

- Hai visto?
- Cosa?
- La cameriera.
- Cosa?
- Ha insistito.
- Cosa?
- Lo sguardo.
- Cosa vuol dire?
- Come cosa vuol dire? Ho detto che la cameriera ha insistito lo sguardo su di me.
- Ma ti sei appena sposato, cazzo.
- Non è proprio il termine giusto.
- Ok, diciamo che ti sei sposato ma è successo un casino.
- Ecco...
- Vuoi andare avanti?
- Ok. Siamo di nuovo in questa via, vicino a dove abito io. Alle nove arrivano tutti, nonne e neo-mamme, padri di famiglia e pensionati, bambini di tutte le età che si mettono a giocare insieme, pure con l'acqua... e si capisce che questa non è una sera come le altre a stare sul divano davanti alla televisione. Insomma si riuniscono. L'idea che unisce tutti è che non si può andare avanti così.
- Così come?
- Che se piove un po' di più del solito ci si allaga tutti.
- Ah.
- Le donne sono le più agguerrite. C'è Giuliana che dice che se non è il Comune a difenderci da questo tipo di calamità, allora ci dobbiamo organizzare fra di noi. Ma Maria dice che è proprio il comune a doverci difendere da queste calamità, che se il Comune non toglie le foglie e asfalta tutto quello che si può asfaltare... Maria insomma dà la colpa al Comune, ma allo stesso tempo dice che è il Comune che deve rimediare. Rita è una rivoluzionaria e dice che il Comune può andare a fare in culo – segue discussione inverosimile – poi interviene Alberto che ha capito tutto. Porta pragmatismo. Dice che se il Comune non fa niente, ci dobbiamo organizzare fra di noi.
- Cioè?
- Bravo. È quello che gli hanno chiesto. Alberto dice che lui conosce uno che sa di materiali che fanno defluire meglio l'acqua, che non costa poi così tanto, che invece dell'asfalto di merda che il Comune ci ha messo, si può mettere quello, che funziona.
Rita la rivoluzionaria dice che non gliene frega un cazzo di nuovi materiali, dice che bisogna andare davanti al Comune e dire che sono tutti delle merde. Si mette ai voti la mozione di Alberto e la mozione passa. Ci si autotassa, fra quelli della via. Costa quello che deve costare, nessuno vuole più allagato il garage che ha pagato ventimila euro in più rispetto al preventivo della casa.
Vaffanculo al Comune! Contro l'alluvione, autorganizzazione!
- Contro l'alluvione, autorganizzazione?
- Sì.

Finiamo le birre. Ci guardiamo in giro.

- Perché cazzo mi hai raccontato 'sta cosa?
- Perché è importante.
- Ma tu ti stavi sposando, voglio dire, se mi stai prendendo per il culo va bene, però tu eri lì, e dici che mentre lei cammina verso l'altare, tu stai pensando a questa cosa dell'alluvione?
- Sì.
- Cosa vuol dire sì?
- Vuol dire... scusa ci porti un'altra birra?

La cameriera dice che è chiuso, che non servono più.

- Ma quelli stanno bevendo, no? Quelli sono lì che bevono, perché noi non possiamo bere?

Lei dice che non è colpa sua.

- Io non ti sto dicendo che è colpa tua, ma se loro stanno bevendo due birre medie perché non possiamo averle anche noi? Questo solo ti sto chiedendo.

Ok, ho alzato troppo la voce e ora non è più un discorso tra me e la mia cameriera preferita, è una questione destinata a interessare tutti i pochi che sono rimasti nel locale.

- Ora spiegatemi perché io e il mio amico Valerio non possiamo avere le nostre due cazzo di rosse medie, chi l'ha deciso, chi è il proprietario di questa merda?

Il proprietario arriva.

- Che cazzo vuoi?
- Una birra, solo una birra. Rossa, per favore.
- No, è chiuso.
- Non è vero. Quei due lì hanno appena avuto la loro birra.
- E io ti dico che è chiuso.
- E io ti dico che non mi muovo se non mi porti la rossa che ho chiesto.
- Ah no?
- No.

Bon Jovi continua a suonare dalle casse del locale.
Però ora lo sentiamo a malapena perché ci hanno accompagnato fuori.
Io, Valerio, il proprietario e la cameriera che non ha colpe siamo fuori, tutti con una rossa media in mano. Gli sto raccontando quello che ho appena raccontato a Valerio. Il proprietario fuma una sigaretta. Io fumo una sigaretta che mi ha offerto lui. Valerio non fuma, guarda la cameriera. La cameriera non fuma, mi guarda.

In tutto questo silenzio lei non ce la fa.
- Ma perché durante il tuo matrimonio stavi pensando a 'sta cosa?
- Perché è importante.
In tutto questo il proprietario non ce la fa.
- Ma perché è importante?
- Per il dopo. Dopo che Alberto, Giuliana, Rita la rivoluzionaria, dopo che tutti si sono messi d'accordo e hanno fatto quello che avevano in mente di fare, subito dopo è tornato tutto come prima. Ognuno si faceva i cazzi suoi. Hanno risolto un problema con un metodo, questo è quello che è successo. Si sono conosciuti. C'erano famiglie che manco sapevano dell'esistenza di altre famiglie, eppure abitano tutti in una via lunga trecento metri. C'è stato un problema urgente, e incredibilmente l'hanno risolto insieme. Ma non sono andati oltre a questo. Una volta superato quel problema ognuno ha ricominciato a farsi i cazzi propri.

- E allora?
Valerio.
- Allora? Allora io guardo tutti gli invitati al matrimonio, guardo la mia futura moglie, guardo tutte le famiglie presenti alla cerimonia, guardo gli addobbi e il prete che ci sta in mezzo, guardo i bimbi, guardo tutto quanto e penso che coincide tutto. È la copia esatta. Penso che sto ripetendo uno schema. Persone che non si parlano mai, per un motivo straordinario si ritrovano insieme. Parlano. Passano del tempo insieme. Poi è tutto come prima. Il deserto.

Silenzio, a parte Bon Jovi. Gli ultimi clienti lasciano il locale. Finiamo le birre.

- Ma ti sei sposato lo stesso?
- Sì, però tra il primo e il secondo me ne sono andato a casa.
- Cosa?
Valerio viene in aiuto.
- Sì. È andato via. Poi noi abbiamo continuato il pranzo. Non so perché, ma abbiamo continuato.
- Scusa, lo sposo va via a metà pranzo di nozze, e voi avete continuato a mangiare?
- Sì.
- Ma com'è possibile?
- Non lo so. È successo così.

Il proprietario rientra nel locale, torna fuori con un'altra sigaretta già accesa e una bottiglia di grappa.

- Tutto 'sto casino quando è successo?
- Quattro giorni fa.
- E la sposa?
- Non lo so. Non ci siamo sentiti.
- Prendi.

Mi passa la bottiglia. Prende la parola.

- Io non so perché, ma la prima cosa che mi viene da dire è che sei un pazzo. Anche se questo non risolve la questione.
- Grazie.

La bottiglia di grappa fa due giri.

- Scusa, ma perché è da almeno due ore che nel tuo locale si sente solo Bon Jovi?

19/11/09

QUADRO


Mentre le persone ordinano da bere e mangiare seduti fuori, i baristi e i camerieri lavorano, si prodigano per il bene della ristorazione. Termine antico per dire che quando hai voglia di mangiare e bere con qualcuno oppure da solo vieni coccolato, 'ristorato'.
Mentre le persone mangiano e bevono io e lei stiamo seduti che aspettiamo di mangiare e bere. Io bere, lei mangiare e bere.
Un uomo nel frattempo vende un quadro. Cerca di vendere un quadro. A chiunque passi, lui mostra il quadro.
- Chissà se l'ha dipinto proprio lui?
- Non credo proprio.
Lei risponde al mio cinismo alzandosi. Va a vederlo più da vicino, il quadro. Scambia tre o quattro parole col presunto pittore mentre il cameriere porta quanto deve. Mentre pago il cameriere lei paga il presunto pittore. Torna al tavolo col quadro verde acido e un sorriso dolce sul viso.
- L'ha fatto lui, me l'ha detto. Ti piace?
- Ora che lo vedo da vicino... sì. Mi piace.


Non so più se mi sono innamorato di lei perché è successo davvero o perché mi sarebbe piaciuto.


(che fosse un sogno o no, sicuramente il quadro non l'aveva dipinto lui)

21/10/09

CONTENITORI DEI DESIDERI DELUSI


Dove sono i contenitori dei desideri delusi?
Si può pensare proprio a fianco delle discariche dei nostri rifiuti, che non sappiamo comunque dove sono.


Come sono fatti i contenitori dei desideri delusi? Immagino di plastica trasparente, che si può vedere attraverso. La maggior parte penso siano frasi non dette, tutte appallottolate. Poi ci sono i regali stupidi, di quelli c'è il pieno. Dai pensieri non ricambiati ai portachiavi a forma di quella cosa di cui avevamo riso, poi ci sono palloncini colorati e sgonfi, cene non mangiate, bottiglie non bevute, segni di festeggiamento ancora nuovi di zecca. I più resistenti al tempo sono gli sguardi non ricambiati. Quelli sono peggio dei rifiuti tossici. I più veloci sono gli appuntamenti mancati, quelli svaniscono subito. Alcuni sono desideri delusi sono piccoli come un bacio che ci siamo scordati di dare o non abbiamo avuto il coraggio di dare, altri sono grandi come case che ci sono, abbiamo abitato, e poi più niente.


Se a qualcuno venisse in mente di guadagnarci qualcosa, provando a rivenderli, lasciate perdere.
È molto difficile trovare quei contenitori. Eppoi sono molto alti. Difficile arrivare a prender su qualcosa. Si possono guardare, questo sì. Poi basta.

19/10/09

LOCARNO


L'intercity Roma-Milano ha lo stesso odore di merda del regionale Parma-Milano. Questo può voler dire due cose: o tutti i treni che vanno a Milano puzzano di merda, oppure con un prezzo maggiore più che la velocità si compra la mancanza di puzza. Riflessioni inutili, seduto sopra il mio zaino nel corridoio del treno, proprio vicino al bagno. È sceso pure il sole perciò non posso nemeno guardare fuori dal finestrino. Poco male, penso. Finite le gallerie potrò evitare di guardare il paesaggio padano, i filari di alberi che segnano i campi, i cavi dell'Enel, i confini tra la mia nebbia e la tua. I confini tra la mia nebbia e la tua. Inizio a pensare a due bresciani che si mettono a litigare sulla nebbia.
- Guarda che la mia nebbia arriva fino a qua dove sto io, mica lì dove sei te!
- Ma tu sei scemo! Si vede benissimo che questa nebbia qua è mia! Guarda il colore!
- Ma sei tu che sei scemo! A me quella nebbia lì mi sembra proprio bianca come quella mia che c'ho qua!
- Sì ma quella qua è diversa, perché questa è mia!
- Porca miseria, ma quale nebbia dici, perché io non vedo niente!
- Per forza, scemo, c'è nebbia dappertutto!

Sorrido a occhi bassi, una scarpa inciampa nella mia, mi supera e sopra ha attaccato un corpo femminile e sopra un viso che si gira e mi chiede scusa. Sto per dire 'niente' ma lei si è già chiusa in bagno.
Penso.
A poco, in realtà. Mi chiedo solamente se la ragazza che ho appena visto è bella o no. Quasi immediatamente mi rispondo: sì. I contadini bresciani concordano 'figa, è figa'. Bene. Dopo aver conosciuto un altro meraviglioso essere del creato, torniamo alla realtà contingente, la rassicurante puzza di merda dell'Intercity Roma-Milano.


A un certo punto un'illuminazione, non è solo il treno, anch'io puzzo parecchio. Com'è possibile? Penso che la ragazza non è ancora uscita dal bagno. Dicevo com'è possibile sudare in treno? Come può essere che viaggiare in treno sia una delle attività umane più faticose? Eppure si sta sempre seduti. Non ci vuole granché. Eppure tutte le facce che si incontrano in treno sono stanche, addormentate o svegliestravolte. Saran passati dieci minuti e non è ancora uscita. In dieci minuti si può fare tutto quello che si può fare in un bagno, e di tempo te n'avanza pure. Fumare. Cagare. Cambiarsi un assorbente. Eventualmente anche scopare, ma era da sola. Dieci minuti in un bagno di un Intercity Roma-Milano? Con questo pensiero mi alzo in piedi e arrivo davanti alla porta. Nessun rumore, solo quello del treno.
Busso, timido. Niente.
Busso più forte. Niente.
Mentre riprovo dico ad alta voce 'Tutto bene?'. Niente.
Adesso urlo e busso 'SIGNORINA! STA MALE? SIGNORINA! SIGNORINA!
Si apre la porta di scatto
- Cosa cazzo urli?
- Scusa. È che eri lì dentro da molto, ho bussato, non rispondevi.
- Non rispondo perché non voglio essere trovata.
- Perché?
- Non ho il biglietto.
- Ah... per quello. Ma mi sembra che sia passato prima...
… e mentre parlo mi giro così, senza pensarci, come a confermare, come a dire guarda anche tu, nessun controllore in giro e invece no. Mi giro e vedo che sta arrivando.
- Sta arrivando.
- Cazzo.

Potrei chiudere la porta e basta. Lasciare lei dentro al bagno e io qui fuori. Invece nella sua fretta di chiudere la porta mi infilo anch'io nel bagno.


Ecco. Adesso siamo tutti e due nel bagno dell'intercity Roma-Milano.

(da un'idea di Paolo Li Volsi e Beppe Casales)
(continua?)

14/10/09

MAMMA ROMA


Sono venuto a Roma con l'idea che avrei lavorato di più, e avrei guadagnato più soldi.
Sono arrivato a Roma e ho lavorato di più, ma sempre con meno soldi.
Questa situazione mi ha allontanato dai cliché delle feste, dei casting, da Cinecittà (che intravedevo solo per andare a lavorare alla Tim), dalla Roma insomma che ci si immagina dalla provincia.
Questa situazione mi ha avvicinato agli altri tanti, a quelli come me e messi peggio di me, molto peggio.
Il mondo non televisivo e nemmeno quotidiano della miseria. La chiamo così per convenzione, perché non ho voglia di sprecare tempo per un altro termine, perché il tempo mi serve per dire che ringrazio dio di essermi accorto di questi miei compagni di strada.
Il tempo mi è servito per condividere percorsi a piedi e in autobus, per sedermi sugli stessi gradini, per fermarmi e guardare gli occhi.
Di pochissimi ho conosciuto la vita, di molti ho condiviso le stesse cose da mangiare (si compra allo stesso supermercato, assieme a molti romani), gli stessi silenzi ad aspettare un notturno, la stessa inquietudine per domani, o per ieri.
Dicevo degli occhi.
Eccoti servito. Gli occhi che ho visto rimandavano sempre a qualcosa oltre, che non potevo immaginare, ma così forte e potente da dover uscire a forza, da quegli occhi. Un pensiero, un'immagine, un profumo che manca. Una mancanza di qualcosa che porta oltre, e in quel movimento invisibile esce, incomprimibile come un pianto, la vita.
In questi casi come si fa a distinguere vita e coraggio? È solo un movimento che c'è, potente, naturale, commovente, elementare.

Cerco di scrivere della vita.
“La cosa che mi lascia veramente stupito è l'immenso coraggio di alcune delle persone che vivono questa vita. È questo che mi tiene in movimento”.

11/10/09

LETTERA A ME STESSO


tu non smettere di sperare ma non fare solo questo

tu in questa vita complicata cerca di capire quali sono i punti fondamentali della possibilità di cambiamento

metti a fuoco ciò che veramente è necessario per cambiare le cose, salvare le vite, modificare il mondo

pensa sempre sempre sempre a chi ti accompagna in questa vita e a tutti quelli che verranno e si ritroveranno il mondo che tu hai lasciato

commuoviti come fai sempre

scopa con passione
leggi
ascolta
parla
odora
tocca

assaggia più vita che puoi
quella viva e quella marcia

04/10/09

NINNA NANNA


Fa la nanna bel bambino,
fa la nanna, piccolino
che ti guarda la tua mamma,
che ti guarda il tuo papà,
pensa al mondo che sarà.


Chiudi gli occhi stretti stretti
sogna e corri sopra i tetti,
poi c'è il sole e un nuovo giorno
con la gente tutta intorno.


Guarda bene chi hai vicino
guarda al loro cuoricino,
non cascare nella rete
di chi ti vuol pensare un pesce.


Se non trovi quel che chiedi
bimbo piangi e punta i piedi:
non star fermo a ciondolare
se la notte vuoi dormire.


Fa la nanna bel bambino,
fa la nanna, piccolino
che ti guarda la tua mamma,
che ti guarda il tuo papà,
pensa al mondo che sarà.


Dormi e sogna di sognare
il mondo come lo vuoi fare,
poi ti svegli e ci sarà
la tua mamma e il tuo papà.