Dare
i nomi, dare i nomi alle persone è un privilegio. Ancora prima di
avere un figlio le persone pensano al nome, perché il nome è
importante. In un film Nanni Moretti assieme alla moglie incinta fa
una specie di campionato mondiale dei nomi, con eliminatorie, ottavi
e quarti di finale, semifinale e finalissima. In un altro film
Massimo Troisi sostiene che dare un nome lungo al proprio figlio lo
condannerà ad essere scostumato. Da qui l'equazione: “nome breve”
uguale “figlio educato”.
Poi
ci sono anche i nomi delle cose, come i nomi delle strade. Tutte le
piazze Mazzini, i corso Garibaldi, le vie Dante... ma quelle sono
facili perché tutti sanno chi sono Mazzini, Dante e Garibaldi. Ma
via Ippolito D'Aste? Chi cazzo è Ippolito D'Aste? E via Raffaele
Paolucci? Chi è Raffaele Paolucci? E Domenico Chiodo? E Girolamo
Bordone? E Giorgio Modugno? Sarà un parente di Domenico?
Chi
sono queste persone? Se si crede alle targhe di marmo attaccate ai
palazzi son quasi tutti filantropi. Il filantropo va per la maggiore,
poi a seguire ci sono generali, chimici, matematici, industriali,
poeti e musicisti. Ma il filantropo non lo batte nessuno.
Venerdì
4 novembre una delle prime strade che si allagano è Corso Gastaldi.
Già alle dieci di mattina i tombini non ricevono più e l'acqua si
prende la strada. Le macchine circolano senza problemi, si lavora, è
l'ultimo giorno di lavoro della settimana, l'inizio del week-end.
Ma
chi è Gastaldi? Chi è Aldo Gastaldi?
Tra
tutte le categorie di cui ho parlato prima, tra i filantropi e i
matematici, ce n'è una che non ho menzionato: i partigiani. Aldo
Gastaldi è stato un partigiano, prima di essere un corso di Genova
allagato il 4 novembre.
Aldo
nasce a Granarolo il 17 settembre del '21. Da ragazzo gioca a rugby e
fa canottaggio. È un pezzo di ragazzo. Si diploma, si iscrive alla
facoltà di Economia a Genova e nel frattempo lavora all'Ansaldo a
Sestri. Aldo ha 19 anni e si sta costruendo la sua vita. Poi però
l'Italia entra in guerra. E Aldo viene chiamato alle armi. Dal '41 al
'43 il passo è breve. L'8 settembre del '43 il maresciallo Badoglio
proclama l'armistizio. Aldo è l'unico del suo reggimento che non
consegna le armi: diventa “il primo partigiano d'Italia”. Sceglie
di andare sui monti. Sceglie di combattere i tedeschi. Sceglie di
liberare Genova dai nazisti e dai fascisti. Ha 22 anni. E un
privilegio, il privilegio che hanno avuto i suoi genitori, il
privilegio di darsi un nome. Aldo sceglie il suo nome di battaglia,
il nome con cui tutti lo dovranno chiamare. Aldo sceglie di chiamarsi
Bisagno.
Il
Bisagno è piccolo. Ha una vita di 30 chilometri appena prima di
buttarsi nel mare. All'epoca dei romani aveva un letto più comodo,
quattro volte più largo e profondo di quello che ha ora. Forse stava
meglio, si sentiva bene, portava acqua, lui. I genovesi lo usavano
per portare il legname dalla montagna alla città. La montagna dà il
legno per le navi, il Bisagno l'acqua per trasportarlo. È semplice.
È utile. È una presenza forte. Forse è per questo che Aldo dall'8
settembre in poi si fa chiamare Bisagno.
Mentre
combatte in montagna, il nostro Bisagno scrive, scrive lettere,
scrive “noi non lottiamo per avere un domani un cadreghino,
vogliamo bene alle nostre case, vogliamo bene al nostro suolo”.
Alle
10 e 45 del 4 novembre si allagano oltre a Corso Gastaldi anche Corso
Italia e Corso Europa. Alle 11 il Comune di Genova ha disposto la
chiusura di tutti i sottopassaggi pedonali ma il problema non sono i
pedoni, sono le auto. Alle 11 e 15 sprofonda l'asfalto in corso
Gastaldi, due voragini alla Casa dello Studente. Alle 11 e 31 ancora
in corso Gastaldi cede l'asfalto, scende un fiume d'acqua nera.
Mentre continua a piovere per le strade si vedono vigili togliere le
foglie sui tombini con le mani, mentre la notizia è che il Bisagno
si sta gonfiando, il livello dell'acqua si alza a vista d'occhio e il
Fereggiano sembra pronto a straripare.
Il
6 aprile del '45, a 19 giorni dalla liberazione Bisagno scrive “ci
siamo accorti che il fascismo rivive sotto altri nomi, ci siamo
impegnati di condurre a fondo la nostra lotta contro tutto ciò che è
falso, disonesto, ingiusto. E bisogna capire che per combattere tutto
ciò che è falso, disonesto, ingiusto è necessario essere leali,
onesti e giusti”.
Alle
12 e 16 saltano le fogne a San Fruttuoso, si allagano le palestre e i
piani terra delle scuole, per questo gli studenti vengono fatti
salire ai piani alti. Gli studenti sono a scuola. Il Bisagno è in
piena e non ce la fa ad accogliere anche la piena del Fereggiano che
alle ore 12 e 22 esce dagli argini.
Alle
ore 13.27 arriva la notizia: La Regione stanzia 16,5 milioni, 8
milioni circa con il passaggio dell'accisa sulla benzina a 5
centesimi, 1,5 milioni sul bilancio 2010, altri 6 sul bilancio 2011,
si aggiungeranno ai 40 promessi dal governo, intanto per due mesi
sospesi i ticket sanitari nei comuni alluvionati e disponibili 20
milioni di euro per la cassa integrazione in deroga.
8
minuti dopo il Bisagno straripa all'altezza di Piazzale Adriatico, si
allagano gli asili con i bambini dentro, vengono chiuse tutte le
strade che portano in valbisagno, alle 13 e 44 il Bisagno esce fuori
anche a Borgo Incrociati, lì dove inizia il tratto coperto, dove il
torrente è stato sepolto per far spazio alle case, Brignole è
sott'acqua, alle 13 e 56 in corso Sardegna sono state chiuse le
scuole delle suore di Sant'Agata e i bambini sono portati al sesto
piano dell'edificio, alle 14 in punto le autorità consigliano di non
uscire di casa se non per motivi davvero urgenti, alle 14 e 20 in via
Fereggiano, una donna muore schiacciata tra due auto sollevate
dall'acqua.
Bisagno
scrive, scrive molto, e come lui molti altri: Antonio di 23 anni
scrive "Carissimi genitori, non so se mi sarà possibile potervi
rivedere, per la qual cosa vi scrivo questa lettera. Sono stato
condannato a morte per non essermi associato a coloro che vogliono
distruggere completamente l'Italia." Giordano di 18 anni scrive "Cari
compagni, ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere gli altri tre
gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d'Italia. Voi
sapete il compito che vi tocca. Se vivrete, tocca a voi rifare questa
povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le
mamme così buone e le ragazze così care."
Alle
14 e 30 una voce parla di quattro dispersi: una mamma con due bambini
e il figlio di un vigile. Un auto della Prefettura batte a tappeto la
Valbisagno con un megafono per avvertire del pericolo e invitare
tutti a non uscire dalle case, l'onda di piena del Bisagno è
prevista per le 16.30. Nel frattempo tra le notizie della chiusura di
Bignole e del teatro Duse, si chiude il bilancio delle vittime:
Sphresa Djala, 29 anni, Janissa di 1 anno e Gioia di 8, Angela
Chiaromonte, 40 anni, Evelina Pietranera, 50 anni, Serena Costa, 19
anni.
Non ho bisogno di essere un padre che ha perso moglie e
figlie per pensare che così non può essere. Non si possono perdere
i figli per questo.
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